Sul Censimento dei pescatori ricreativi

Vorremmo dire la nostra sul Decreto Ministeriale 6 dicembre 2010 , firmato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali On. Galan

Cominciamo con il fornire la  definizione di Decreto Ministeriale:

-          Il decreto ministeriale è di solito generale ed astratto, in quanto pone norme tecniche di dettaglio, o generiche, ma relative ad uno specifico argomento, finalizzate all'attuazione di una data norma di legge.

-          È caratterizzato da una certa discrezionalità da parte del ministro che lo emette, ma è sempre prescritto dalla legge, che dopo aver delineato i principi fondamentali di una data materia (ad esempio, la classificazione delle strade), ne affida l'esatta definizione tecnica ed attuazione al ministro competente, che la effettua con proprio decreto.- (tratto da wikipedia).

Un D.M. ha validità dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, fatto salvo quando il D.M. stesso non preveda tempistiche diverse. A questo D.M. sarà data efficacia dopo 90 giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 31/01/2011.

Nella premessa a tale D.M., ultimo capoverso, il Ministro ha ritenuto che ci fosse : “la necessità provvedere al rilevamento della consistenza dell’attività di pesca sportiva in mare regolata dalla pertinente normativa regionale, nazionale e comunitaria, anche in vista di assicurarne la compatibilità con lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine viventi oggetto di pesca”. Allo scopo ordina che tutti i praticanti a titolo ricreativo di qualsiasi tipo di pesca in mare debbano “auto-censirsi”, compilando ed inviando a chi di competenza una scheda individuale.

Nel Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio del 21 dicembre 2006, anch’esso citato nella premessa del D.M. come documento cui riferirsi, come in tutti i Regolamenti e Direttive Europee, è lasciato ad ogni Stato membro il diritto di trovare la strada, per la sua applicazione, ciò a dire, in questo caso, per giungere ad una stima o valutazione del prelievo imputabile alla pesca ricreativa in mare.

Invece, la strada scelta dal nostro Ministro porterà, secondo noi, ad un allontanamento dei praticanti e, soprattutto, si riverbererà negativamente sui giovani e giovanissimi che non si avvicineranno alla pesca in mare ed alla pesca in apnea, che hanno radici antropologiche, sociali, educative, tradizionali,  di costume ed altro ancora, profonde e radicate in tutta Italia.

L’amore per il mare e la sua protezione, nascono anche dalle emozioni che la pesca ricreativa può dare.

Inoltre, un vasto mercato di attrezzature, la gran parte del quale è costituita dai prodotti "entry-level", potrà essere danneggiato.

Infine, questo provvedimento così come pubblicato, non può non far pensare al preludio ad una prossima gabella.

Se il proposito fosse stato realmente quello di valutare la consistenza del prelievo la strada non sarebbe stata certo questa. Immaginate: per tre anni qualcuno informatizzerà qualche centinaio di migliaia di schede, a costi variabili da 0,5 euro ad 1 euro a scheda; che siano pagati ad una società di informatizzazione o siano ore/uomo di militari o impiegati sottratti ad altri compiti, poco cambia.

A questi dati, come sarà possibile associare un “prelievo”? Ci sembra veramente utopistico o velleitario.

Si dovrà allora passare ad una forma di raccolta dati direttamente dai pescatori ricreativi, probabilmente obbligandoli alla compilazione di un “carnet catture” sulla falsariga di quanto si fa nella caccia. Anche in questo caso è da prevedere una raccolta di dati, la loro informatizzazione ed elaborazione, con ulteriori costi.

Il risultato? Dati tecnicamente e scientificamente inattendibili, che comunque scateneranno contestazioni in merito a possibili sovrastime o sottostime del prelievo ricreativo o dei dati del prelievo professionale.

Poiché la CEE non ha grande interesse al censimento, ma ha manifestato un interesse alla “stima” del prelievo (ref.1), questa vicenda appare pretestuosa e solleva alcuni interrogativi:

La pesca professionale ha forse interesse ad indirizzare altrove lo sguardo di chi si preoccupa dell’impoverimento della risorsa ittica ed a procrastinare la consegna di dati attendibili sul suo prelievo? Qualche politico ha forse in animo di incassare denari per la nostra barcollante economia?  Qualche burocrate spera forse di tagliarsene una “fettina” facendo il gabelliere?

Conclusioni

Bene, diciamolo subito fuori dai denti: noi siamo contrari alla schedatura o al tesseramento della pesca in mare in generale, anche se, in particolare per la pesca in apnea, qualche risvolto potrebbe essere oggetto di discussione (il tema sarà affrontato in un altro momento).

Comunque la F.I.P.I.A. ha nel suo Statuto l’obbiettivo di rafforzare tra i pescatori in apnea il rispetto delle Leggi; con la pubblicazione del D.M. in oggetto, non possiamo che invitare al suo rispetto e ci adopereremo per fornire aiuto per la sua comprensione e compilazione.

Allo stesso tempo ci rammarichiamo di non essere stati ancora presenti quando la vicenda era in gestazione. Avremmo potuto suggerire strade diverse, meno costose e più adatte allo scopo ufficialmente dichiarato.

Lo diciamo quindi da subito: il fallimento ed il putiferio che si leverà quando il Ministro tirerà le somme di questa vicenda, avrebbe potuto essere evitato se la necessità di stima dell'incidenza della pesca ricreativa sul totale delle attività alieutiche fosse stato affrontato con metodologie più "trasparenti" e scientifiche. Ne possiamo citare almeno due:

La prima, di tipo bibliografico, da affidare a diversi istituti universitari, prevedendo la ripresa organica ed analitica della bibliografia in merito agli studi sul prelievo ricreativo/amatoriale nel Mediterraneo.

La seconda, prevedendo di affidare la stima del prelievo a studenti/laureandi in biologia di tutta Italia con metodi di raccolta e valutazione “visus-censis”, ovvero raccogliendo dati a campione. Sarebbe stato un coinvolgimento su temi pratici ed allo stesso tempo formativo per gli studenti. Pensate al lavoro di pianificazione della raccolta dati, all’impegno per il riconoscimento delle specie e la valutazione del loro peso e stato di accrescimento, al lavoro di informatizzazione dei dati, alla complessità dello studio statistico per l’ottenimento dei dati finali.

A noi paiono strade che avrebbero potuto essere decisamente più interessanti e stimolanti, oltre che essere un approccio scientificamente pragmatico. I costi sarebbero stati certamente inferiori e per la loro copertura si sarebbe potuto anche ipotizzare di attingere ai fondi per la ricerca scientifica.

 

Riferimento 1 : Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio del 21 dicembre 2006 ...

Estratto di tutti i capoversi che in una certa misura riguardano la PIA:

Nell'introduzione: Visto il trattato che istituisce la Comunità Europea, in particolare l'articolo 37, vista la proposta della Commissione, visto il parere del Parlamento europeo, considerando quanto segue:

……………omissis………

(21) Data l'importanza della pesca sportiva nel Mediterraneo, occorre garantire che essa venga praticata in modo tale da non interferire in misura significativa con la pesca commerciale, che sia compatibile con lo sfruttamento sostenibile delle risorse acquatiche vive e che rispetti gli obblighi comunitari con riguardo alle organizzazioni regionali per la pesca.

Capo IV  Restrizioni relative agli attrezzi da pesca

Articolo 8 - Pratiche e attrezzi vietati

………omissis…….

4. I fucili subacquei sono vietati se usati in combinazione con respiratori subacquei (autorespiratori) oppure di notte dal tramonto all'alba.

Capo VI Pesca non commerciale

Articolo 17 - Pesca sportiva

………omissis………

3. Gli Stati membri provvedono affinché le catture di organismi marini effettuate nell'ambito della pesca sportiva non vengano commercializzate. Ciononostante, in via eccezionale può essere autorizzata la commercializzazione di specie catturate nell'ambito di gare sportive, purché il reddito generato dalla loro vendita sia destinato a scopi benefici.

…………….omissis………….

5. Gli Stati membri regolamentano la pesca subacquea con fucili subacquei, in particolare per adempiere gli obblighi di cui all'articolo 8, paragrafo 4 (ndr: divieto di uso in combinazione con autorespiratori).

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