22 aprile 2017

Licenza di Pesca: i Nostri Commenti sull’Audizione in Commissione Agricoltura

Licenza di Pesca: i Nostri Commenti sull’Audizione in Commissione Agricoltura
Il 12 aprile scorso, si è svolta, presso la Commissione Agricoltura, l’audizione informale di alcune associazioni della pesca sportivo/ricreativa per discutere sulla proposta di un Testo Unico per il Settore Ittico, che, tra le altre cose, punta ad istituire una licenza di pesca a pagamento per la pratica in mare, ad un costo variabile tra i 10 e i 100 euro. All’audizione hanno partecipato Arci Pesca Fisa, Enal Pesca e Fipsas che hanno esposto il loro punto di vista.

In fase di organizzazione dell’audizione pareva che avrebbero dovuto essere presenti anche i rappresentanti dei costruttori di attrezzature per la pesca non professionale (F.I.P.O.) e dei rappresentanti della nautica da diporto (UCINA), che invece pare non siano stati invitati..

Assenti prima, durante e dopo, come sempre, i costruttori di attrezzature subacquee. Infine, come sempre, la richiesta di partecipazione avanzata dalla F.I.P.I.A. non è stata presa in considerazione. La discussione ha visto anche le repliche da parte di alcuni membri della Commissione. Il video integrale dell’audizione è visibile sul sito della Camera: http://webtv.camera.it/evento/10970 Un estratto audio è disponibile sul sito di Apnea Magazine, che presenta anche i propri commenti. Noi ci limiteremo a dei commenti generali tentando di sintetizzare ed estrarre il succo del detto e del non detto dai vari attori.

ARCI Pesca ha continuato nella sua strategia bifronte che la vede da una parte dichiarare di muoversi per valorizzare “la pesca sportiva/ricreativa come veicolo di sviluppo”, dall’altra plaudire alla gabella senza tenere conto dei suoi aspetti depressivi su tutta la filiera. In verità ARCI Pesca è sempre stata “non ostile” alla gabella, forse per sudditanza al PD, anche se la precedente proposta che prevedeva che il 10% venisse destinato al CONI non gli era decisamente gradita. Ora, ottenuta la modifica del precedente enunciato con la destinazione del 20% dei proventi a una non meglio precisata “promozione della pesca sportiva”, ritiene evidentemente di poter attingere a parte di questo “bottino”. Tutto ciò grazie al non volontario contributo di tutti i pescatori italiani: ci piacerebbe sapere se le migliaia di soci di ARCIPesca che frequentano il mare ne saranno lieti.

ENAL Pesca, una branca di ENAL Caccia di cui da tempo non si ha traccia nel web, è stata rappresentata dal suo presidente, Giacomo Cretti, che è anche vicedirettore del canale Caccia e Pesca 235 di Sky. Il suo intervento muove da una condivisibile analisi che evidenzia le incongruenze della proposta di legge, ovvero tassazione senza considerazione per gli elevati rischi depressivi sul comparto della pesca sportiva/ricreativa. Pone inoltre l’accento sul fatto che la pesca sportivo/ricreativa non sia rappresentata nelle commissioni di riserva delle AMP e che nella “Commissione consultiva centrale della pesca marittima e dell'acquacoltura”, la pesca sportivo/ricreativa sia tuttora rappresentata da un solo membro (la FIPSAS) su oltre 55 partecipanti.

Condivisibile è anche la critica al Testo Unico, in quanto non sono credibilmente affrontati argomenti come la ricerca, la sostenibilità e la conservazione della risorsa. Non ci pare invece giustificata la preoccupazione in merito ai costi per i controlli per una gabella che coinvolgerà milioni di italiani, in quanto il 30% dei proventi sarebbero destinati appunto ai controlli.  Sarebbe invece da stigmatizzare il fatto che la gabella servirà a finanziare i controlli solo su chi l’ha pagata, cioè gli amatoriali. Non è anche condivisibile, e ci pare un gran pastrocchio, la considerazione che si possa tassare principalmente la pesca dalla barca, in quanto si tasserebbero “i ricchi” pescatori d’altura e  perché si contrasterebbero quegli ex pescatori professionisti che continuano a pescare e commerciare il pescato. Noi riteniamo che la pesca dalla barca NON sia da tassare in quanto già ampiamente tassata da IVA, carburanti, ecc., come riteniamo che certi comportamenti di alcuni ex professionisti debbano essere contrastati con le leggi già vigenti, così come riteniamo ci siano leggi sufficienti a punire i pescatori non professionisti che commerciano il pescato. Non si tratta quindi di pescatori sportivo/ricreativi ma di veri e propri fuorilegge che nulla hanno a che vedere con la pesca sportivo/ricreativa. Quella di Enal Pesca resta comunque una posizione ambigua che, così come esposta nell’audizione, non chiarisce il favore o l’opposizione al provvedimento.

Per la FIPSAS il presidente Matteoli è stato chiaro nella difesa della pesca sportivo/ricreativa in toto. Ha insistito sul fatto che circa 2 milioni di pescatori non siano stati minimamente considerati dal legislatore. A proposito della tassa sulla pesca sportivo/ricreativa per finanziare la pesca professionale, ha proposto l’efficace paradosso tra pescatori sportivo/ricreativi e fagiani, dove si esigerebbe ai fagiani una tassa per pagare le cartucce dei cacciatori. Non siamo però d’accordo con l’apertura della FIPSAS alla possibilità di tassare a patto che i proventi vengano destinati alla tutela del mare. Proseguendo nel paradosso di Matteoli/fagiano, si potrebbe leggere che accetterebbe di pagare le cartucce ai cacciatori a patto che venissero usate contro qualcun altro. Ci trova invece d’accordo la proposta di affrontare le fattispecie della pesca non professionale nell’ambito di una legge che riguardi la sola pesca sportivo/ricreativa.

Così come ci ha trovato, e ci trova d’accordo, il rendere pubblici i nomi dei legislatori proponenti un intervento legislativo, con buona pace dell’onorevole Oliverio. Pare infatti si sia risentito dell’azione della FIPSAS che pubblicò a tutta pagina su alcuni quotidiani i nomi dei proponenti dell’allora Proposta di Legge “interventi per il settore ittico”. Sempre con buona pace del deputato Oliverio (PD come la maggioranza dei membri in Commissione), quell’iniziativa riscosse un enorme successo, a dimostrazione che la mancanza di trasparenza e la distanza tra paese reale e “politica”, era ed è un problema sentito nel nostro paese, al di sopra delle “simpatie” partitiche.

Non commentiamo invece gli interventi dei membri della Commissione Agricoltura perché ogni loro singola affermazione sarebbe meritevole di una confutazione puntuale, se non di una rispostaccia. Ascoltateli direttamente nella riproposizione audio dell’audizione e state attenti al vostro udito perché potrebbe essere danneggiato dallo stridore delle loro unghie sugli specchi.

Una cosa è certa: l’idea di tassa sulla pesca sportivo/ricreativa per finanziare la pesca professionale nasce nel 2013, in una Proposta di legge presentata dal deputato Oliverio. Negli anni seguenti l’idea di tassa rimase intatta, anche se la Proposta venne modificata, accorpata , discussa e ridiscussa, in Commissione e fuori dalla Commissione, fino ad arrivare all’attuale “Testo Unico”. Durante tutto ciò le rappresentanze della pesca non professionale non furono MAI convocate. Le due o tre audizioni concesse “obtorto collo” dalla Commissione, sono il frutto dell’insistenza delle organizzazioni dei “non professionali”.

Inoltre, non possiamo non continuare a stigmatizzare come tutto l’impianto normativo proposto sia sempre stato privo delle elementari valutazioni di costi/benefici, delle valutazioni sui mancati gettiti ed entrate per lo Stato recate dai provvedimenti proposti, così come sono mancate e mancano le previsioni di spesa e le relative coperture finanziarie. Non ribadiremo le diverse confutazioni sul diritto al prelievo di una risorsa indisponibile dello Stato tra professionisti e non professionisti. Non riprenderemo tutta la discussione sulla pesca illegale e il commercio illegale del pescato, in quanto sono fattispecie delittuose che potrebbero essere facilmente contrastate con le norme cogenti e dovrebbero essere lasciate fuori da queste discussioni.

Si può invece concludere che, nonostante l’affastellarsi articoli di legge, discussioni tra sordi e il rimpallarsi di meriti, diritti e responsabilità,  è sempre più palese che il solo obiettivo imprescindibile dei legislatori è che la pesca professionale “deve” essere finanziata con i soldi dei ricreativi: il resto sono solo chiacchiere!

Infine ci preme evidenziare come la proposta di istituire una tassa che potrebbe interessare un paio di milioni di italiani non sia stata mai oggetto dell’attenzione dei media, nonostante  le ripetute chiamate in causa proposte dalle organizzazioni della pesca  sportivo/ricreativa. Forse il controllo sui media è una cosa reale? 

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