29 maggio 2017

Licenza di Pesca a Pagamento: il PD chiede più Soldi ma è di nuovo Tutto Fermo

Licenza di Pesca a Pagamento: il PD chiede più Soldi ma è di nuovo Tutto Fermo

A circa un mese dalla “fiammata” con cui la commissione agricoltura era ripartita a testa bassa sulla questione della licenza di pesca in mare a pagamento, si è nuovamente fermato tutto ma era facilmente prevedibile. La ragione principale è che la politica ha, in questi giorni, cose ben più importanti di cui occuparsi (leggasi legge elettorale), non certo per il bene dei cittadini, quanto per la sua stessa sopravvivenza. Ma anche senza le questioni di poltrona, il testo unico deve fare i conti con la evidente scarsa capacità degli onorevoli di far di conto.

L’anno scorso, più o meno di questi tempi, quando le previsioni di esborso erano ancora di 10 euro per la pesca da terra e di 20 euro per quella dalla barca, gli improvvisati legislatori erano stati severamente bocciati dalla Ragioneria dello Stato perché agli interventi previsti dal testo unico mancavano le previsioni di spesa e le dovute coperture finanziarie. Mesi dopo, le coperture sono state fatte “quasi” quadrare, ovviamente tagliando e non certo trovando nuove risorse, ma a qualcuno si deve essere accesa una lampadina.

Eh si, altrimenti quale ragione ci sarebbe stata per far spuntare la nuova proposta di legge (a firma Venittelli, Crivellari e D'Incecco, tutti del Partito Democratico) che quintuplica le richieste di esborso per i ricreativi (50 euro da terra, 100 dalla barca, cifre da rivedere annualmente) e ripartisce i proventi nella misura dell’80% ai professionisti e del 20 alla promozione della pesca sportiva? Probabile che sia bastata la semplice calcolatrice di un telefono cellulare per capire che con i miseri 5/6 milioni ricavabili dal precedente testo Oliverio non si andava molto lontano: urgeva quindi rimediare.

Potremmo soffermarci a lungo sulle storture della nuova proposta di legge, ma probabilmente sarebbe tempo perso e, anzi, finiremmo per dare dei consigli utili al legislatore arrogante per confezionare qualcosa di meno attaccabile: questo francamente ce lo risparmiamo. Vorremmo però toglierci un paio di sassolini dalle scarpe.

Con questo ennesimo tentativo si rende sempre più evidente l’urgenza del PD di foraggiare le associazioni della pesca professionale e/o chi ci sta dietro, e mettere in piedi con i soldi della gabella un nuovo carrozzone: l’anacronistico e ossimorico “Fondo per lo sviluppo della filiera ittica”.

Anacronistico in quanto tutte le politiche mondiali stanno accogliendo le drammatiche segnalazioni del mondo scientifico sulla insostenibilità del prelievo, puntando alla riconversione del comparto. Ossimorico in quanto parlare di sviluppo della filiera ittica ha lo stesso senso che parlare di sviluppo delle attività minerarie del Sulcis, ovvero sviluppare qualcosa per prelevare quello che non c’è più o non è convenente prelevare.

Il tutto lascia anche prevedere che al pescatore, cioè quello che manovra le reti, il vero sfruttato di questa filiera, arriveranno al massimo le briciole.

E ancora, come vedete, essere servili e accondiscendenti con chi ci considera soltanto un bancomat non è una strategia che paga: chissà se lo avranno capito quelle associazioni (ARCIPesca, FIPSAS, ENALPesca) che in audizione si sono dimostrate ben contente della licenza onerosa, o quantomeno possibiliste? Forse già pensavano a come usare i proventi della loro fetta di torta?  Invece, poveretti, questo 20% della gabella sembra essere ritornato a essere destinato al solo CONI.

Continuiamo poi a chiederci se il continuo utilizzo fatto dai politici del termine “pesca sportiva”, denoti solo ignoranza o subdolo calcolo. Si perché un conto è il parlare comune e un altro è il linguaggio tecnico che ci si aspetterebbe nella stesura di un testo di legge. Un articolato normativo che destina il 20% dei proventi della licenza alla promozione della pesca sportiva tramite il CONI, può solo intendere tre cose: o il legislatore ignora che la pesca sportiva, propriamente detta, è quella esclusivamente agonistica e che costituisce il 10-15% del molto più vasto universo della pesca ricreativa, oppure lo sa e nonostante questo sceglie di finanziare solo questa, o ancora, ed è francamente l’ipotesi più assurda e surreale, pensa di affidare a chi si occupa solo di agonismo (CONI) la gestione di TUTTA la pesca non commerciale.

E aggiungiamo: siamo sicuri che il CONI quando avrà in mano questi soldi li destinerà alla pesca? O magari deciderà di utilizzarli al suo interno per finanziare gli equilibri di potere tra le varie Federazioni, in barba alla FIPSAS?

Nel frattempo più che attendere non possiamo fare, ma siamo più che certi che la vera dimensione della “rapina” ai danni della pesca sportivo/ricreativa, o meglio, della pesca “non commerciale”, si debba ancora palesare.

Print