23 dicembre 2017

L’Inganno della Politica alla Pesca Ricreativa: si Ricomincia con le Promesse e i Tavoli…

L’Inganno della Politica alla Pesca Ricreativa: si Ricomincia con le Promesse e i Tavoli…
In politica si sa, la parola d’onore proprio non esiste, quello che conta è quello che viene scritto, ma non in documenti di poco o nullo valore come i protocolli d’intesa o le dichiarazioni d’intenti, quanto negli atti normativi, nelle leggi che regolano la nostra società. Se poi parliamo di pesca ricreativa, possiamo facilmente renderci conto di quanto alle belle parole dei politici non siano praticamente mai seguiti degli scritti conseguenti, tutt’altro. 

Da quanto tempo la pesca ricreativa rivendica maggiore considerazione, maggiore rappresentatività in seno agli organi di concertazione, oltreché di essere considerata per la sua specificità e non sempre e solo quale competitor della filiera professionale? Quanti tavoli ministeriali sono stati aperti, chiusi, lasciati in sospeso e poi dimenticati, in questi anni? Difficile tenere il conto, quel che è certo è che la pesca dilettantistica non ha ottenuto quasi nulla dialogando con la politica; lo dimostra il rigetto aprioristico dei nostri emendamenti con cui nel 2016 chiedevamo una diminuzione delle sanzioni ai pescasub, le promesse rimangiate su una seria attività di ricerca riguardo l’impatto della pesca ricreativa sugli stock ittici, il non aver tenuto nella minima considerazione le ragioni dei dilettanti nella discussione relativa alla licenza a pagamento per la pesca in mare.

Ecco quindi che i tavoli di concertazione annunciati in questo 2017, uno di consultazione permanente sulla pesca e l’acquacoltura (dove, tra le altre cose, i professionisti continueranno a proporre di avere aree di pesca, anche in AMP o Parchi, a loro riservate), e uno specifico per la pesca ricreativa, appaiono solo come un contentino elargito a chi vi siederà (secondo quali criteri non si sa, non esistono né liste di sigle riconosciute né possibilità di accreditarsi, ma è facile pensare che saranno i favorevoli alla tassazione, nella speranza di raccattare qualche briciola), piuttosto che la prova di una concreta volontà di riforma. In fondo pensiamoci un attimo: a questi tavoli la pesca ricreativa non farà altro che riproporre (giustamente), ancora una volta, tutte quelle richieste a cui la politica - cioè l’organizzatore del tavolo - si è sempre mostrata sorda. In passato in questi consessi non si è quasi mai discusso di nulla, e anche quando è successo si è comunque finito per prendere atto di scelte già fatte, senza più possibilità di intervenire, salvo ricorrere ad una qualche forma di protesta plateale. Perché stavolta dovrebbe essere diverso?

Qualcuno dirà: "perché in Europa le cose sembrano cambiare e la pesca ricreativa è finalmente tenuta in degna considerazione". A parole non possiamo negare di aver sentito tanti bei proclami, il problema però è ancora una volta quello che si scrive, ossia i provvedimenti che poi si calano effettivamente sulla testa dei pescatori. Perchè non ha alcun senso sentir parlare di tenere in considerazione le ricadute socio-economiche della filiera ricreativa, se poi nei fatti si punta a proibire la spigola ai dilettanti del Nord Europa, lasciando i professionisti liberi di prelevare, con limiti risibili e facilmente aggirabili. Ancora, non può non sapere di grandissima presa in giro il fatto che alcuni rappresentanti della pesca ricreativa italiana vadano a parlare con il presidente del parlamento europeo e con quello della commissione pesca (si presume per perorare la causa) e che quasi contemporaneamente la commissione non sia in grado di scrivere altro che tutte le imbarcazioni usate per la pratica della pesca ricreativa (kayak compresi) andrebbero registrate e che, nondimeno, sarebbe auspicabile una licenza per quasi ogni specie si intenda catturare.

Potremmo sforzarci di essere ottimisti, ma esperienza e contesto ci insegnano che, come sempre, presto o tardi ci sarà solo da rimettersi l’elmetto. Intanto l’anno volge al termine, dal 1° gennaio rivedremo il solito copione sul rinnovo del censimento. Quest’anno è arrivato ad agosto inoltrato, il prossimo, con le elezioni a marzo, chissà quanto avremo da aspettare...
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