Fucili e modifiche 1993/94 diciannovesimo episodio
Sin dalla giovane età sono stato attratto in special modo dalle armi subacquee, e in generale sull’attrezzatura complementare che gravita intorno ad esse. Diciamo che con il mio papà cacciatore terrestre e pescatore in acque dolci qualche impronta genetica è transitata nel patrimonio cromosomico del sottoscritto ma la passione sfrenata per i fucili e gli accessori da usare in mare è maturata progressivamente, da adolescente quasi in modo professionale. Il lavoro pomeridiano nel negozio Punto Sub degli anni 70/80 di Torino, ho iniziato a 15 anni di pomeriggio e studiare la sera e la mattina presto (vitaccia particolarmente dura), coniugato con l’iscrizione al circolo SSP (Società Subacquea Piemontese n° tessera 008) in piscina, è stato probabilmente il periodo clou della mia crescita nel campo tecnico sportivo. Analizzando meglio l’argomento ho identificato tre motivazioni pregnanti sul tema, quelle che mi hanno consentito di entrare nella materia in modo profondo.
Il contatto quotidiano con l’equipaggiamento da pesca sub, nel dettaglio specialmente armi a propulsione pneumatica che in quegli anni andavano per la maggiore è stata sicuramente l’innesco della fiammella che poi si è trasformata in incendio indomabile. Trafficare giornalmente con gli SL della Cressi Sub, presentare ai clienti le caratteristiche principali delle armi per uso subacqueo ha contribuito ad un ruolo propedeutico, senza ombra di dubbio. Ma non sottovaluto il capitolo relativo alla manutenzione accurata e guidata dai miei mentori, con lettura e applicazioni di manuali tecnici che è servita in modo fondamentale a questo sviluppo, a questa dedizione maniacale verso l’attrezzatura subacquea specialistica.
Un secondo capitolo incidente sono stati gli amici cari, i compagni di avventure indimenticabili: quando si condivide la stessa fede e amore per l’attività subacquea possono nascere progetti, modifiche, personalizzazioni e i confronti aiutano a crescere, sempre. Mauro mi fece conoscere l’arbalete francese, Marco mi accompagnò in negozi d’oltralpe dove feci conoscenza con una differente modalità di intendere i mezzi d’offesa: aspetti tecnici nuovi rispetto i pneumatici italiani quindi perchè non traslare qualche idea, qualche concetto vantaggioso sulle nostre armi in uso? E poi persone come Adriano, Giuseppe, Franco che sono stati coloro che hanno contribuito a rendere tangibile ciò che mi passava per la testa, che bolliva nella mia piccola ma attiva massa cerebrale…
Terza base, fortunata, abitare in una regione dove le officine meccaniche, e le persone qualitativamente eccezionali che le mandavano avanti, che lavoravano con passione smisurata pullulavano in molti quartieri torinesi e paesi limitrofi. Ricordo in modo speciale tornitori (lo strepitoso Beppe); fresatori (il competente Lofti); arrotini (il mitico Carlo); “anodizzatori” (il paziente Bruno); “cromatori” (il genietto Aurelio); saldatori (come Mauretto e la sua torcia ad Argon pazzesca sul titanio, magnesio ed affini); calibratori su centerless (pensate che grazie a questa tipologia di macchine e alla collaborazione di Vincenzo avevo fatto eseguire rettifiche sulle mie aste in diametri a scalare dall’8 mm sino al 7.3 mm a passi di 2 mm per fare diverse prove in mare); addetti al taglio laser (Renato che nei primi anni 90 mi tagliò in un batter d’occhio i telai del mulinello Manù); fabbricanti di molle (Massimo e Michele ad ascoltarmi curiosi per migliorare lo scatto della meccanica montata sullo Slaks); commessi in ditte che commerciavano lubrificanti e guarnizioni O-ring di ogni tipologia (ancora oggi sento l’amico Giuliano per consigli ferrati e competenti); signori titolari di ditte distributrici di materiali plastici (che suggerimenti preziosi dal signor Guccione…) e metallici. Tutti professionisti che talvolta in cambio di qualche pesce regalato fornivano idee ed eseguivano lavori di precisione assoluta per adattare al meglio gli attrezzi, le aste, i fucili per impiego subacqueo.
Potete comprendere che vivendo immerso con tutti questi elementi di stimolo le possibilità creative, progettuali, operative erano straordinarie, uniche. Io non sono mai stato un fenomeno con attrezzature meccaniche e lavori manuali ma fortunamente i concetti propositivi mi sono frullati tra le meningi, tra i neuroni fin da ragazzino. E quando mi partiva la scimma dicevo agli amici che nelle vene mi sentivo il sangue effervescente! Parallelamente a questi mondi divoravo le riviste di settore come PescaSub foriera di presentazioni di nuove attrezzature che non facevano altro che incrementare a dismisura l’appetito per questa nostra magnifica disciplina sportiva. E piano piano è nata l’esigenza di adattare il mezzo d’offesa al mio modo di pescare, a cercare la personalizzazione più o meno spinta, con un occhio all’estetica pure, per ottenere il massimo feeling in mare… Quindi non un fine obbligato ma la passione a guidare cervello e mano, all’unisono.
L’uscita del Cyrano Mares, e l’amore scattò a prima vista. La prima pagina pubblicitaria sulla novità mondiale del nuovo pneumatico Mares Cyrano uscì sulla rivista PescaSub nell’aprile del 1994. A dire il vero avevo visto quell’arma rivoluzionaria direttamente nello stabilimento di Rapallo che ero andato a visitare privatamente, già a fine ‘93, poco prima di Natale. Avevo parlato con l’ingegner Gianni Garofalo che me lo aveva mostrato orgoglioso. Potete intuire che per un appassionato come il sottoscritto (alcuni amici della piscina mi avevano soprannominato “Manu Pneu”) questo fucile con un’ogiva singolare a profilo troncoconico, il famoso “naso” e canna da 11 mm interna, una novità inedita fino a quel momento storico, mi conquistò da subito. Avevo dei risparmi da parte e dopo qualche riflessione decisi di regalarmelo. Lo acquistai in leggera anteprima tramite un negozio di Rapallo, Maresport, che manteneva contatti diretti in Mares, me lo fecero arrivare in questo punto vendita, come da accordi. Il giorno in cui “battezzai” in acqua il nuovo Cyrano 110 equipaggiato di serie con asta da 7 mm e scorrisagola filante e idrodinamico ne restai davvero colpito: mi resi conto, impugnandolo, che questo oggetto di offesa sarebbe stato il mio compagno di avventure per molti anni, di sicuro! Il calcio con l’inserto in termogomma blu era piccolo ma la mano non scivolava, l’assetto non era molto negativo, la facilità di armamento subito apprezzata, lo sgancio del pistone assai sensibile, il tiro restituito una meraviglia, particolarmente veloce, fulmineo. Mi pareva uno dei fucili più equilibrati che mi capitò tra le mani. Un’ottima base di partenza.
BOX. Forse non ne ho mai accennato nei precedenti amarcord ma nel corso dell’uso e degli anni 70/80 anche i tre Cressi SL che possedevo erano stati leggermente modificati. Una necessità inderogabile derivata dal desiderio di possedere un’arma unica ma soprattutto il più possibile priva di difetti, estremamente personalizzata per non sbagliare un colpo in azione. E allora grilletti spessorati adattati come interasse per migliorare l’appoggio del dito; angoli di codoli pistone smussati per incrementare la fluidità di rilascio; canne e serbatoi su misura per lunghezze nominali speciali; sperimenti su nuove materiali plastici per pistoni e boccole d’ammortizzo, rondelle delle aste; impiego di olio e grassi lubrificanti alternativi. Uno tra gli interventi più complessi ma apprezzati sul campo fu quello di montare spilli di connessione da 2 mm, in luogo dei tradizionali da 3 mm: l’idea fu presa dalla serie di ottimi fucili Magnum della Scubapro che avevano questo efficiente sistema di sgancio. Un amico tornitore mi aveva fatto delle boccole guida in plastica particolari che avevo sostituito a quelle in ottone, stesso passo metrico, e che mi permettevano di usare i pernini sottili. Ne guadagnò la sensibilità di sgancio arrivata alla massima “potenza” con l’introduzione degli spilli di connessione sgancio da 1.5 mm.
Le modifiche sul canna 11. Il Cyrano 110 Mares mi fece innamorare, lo usai originale per un po, dopo qualche tempo andai a trovare il mio amico Adriano, nella sua mitica cantina, dove si procedeva a personalizzazioni più o meno toste, lavori che duravano a volte fino a notte fonda. Rammento come fosse appena accaduto il richiamo della moglie Laura che stremata dall’attesa scendeva le scale a chiamarci ben oltre la mezzanotte! Mi ero reso conto che si poteva fare un upgrading anche su questo strumento d’offesa e renderlo ancora più performante, maggiormente bilanciato. Desideravo un Cyrano 110… davvero fuoriserie! Smontammo il nuovo pneumatico Mares con molta attenzione e per prima cosa si eliminò la “strozzatura” data dal riduttore di potenza. Questo intervento per chi come me impiegava soprattutto i pneumatici lunghi al libero rendeva nettamente più veloci i tiri. Poi ci fu un aspetto che notammo e ci fece pensare a lungo prima di capirne il nesso logico: il dente di aggancio, più lungo di quello presente sui Cressi. In pratica il braccio di leva maggiore e un pernino di connessione con spinetta da 1.5 mm donavano una dolcezza di sgancio mai provata prima su un fucile ad aria. Rimuovemmo la bussoletta di guida in ottone cromato originale e mi preoccupai di rifarla identica in Teflon® caricato vetro, un materiale autolubrificante con buone caratteristiche meccaniche ma abbastanza raro da reperire sul mercato. Lo trovai per caso in una ditta che commercializzava e lavorava materie plastiche speciali. Pensate che fortuna ebbi: un grosso cliente aveva fatto stampare su specifica alcuni tondini per impieghi particolari, ne erano rimasti un paio di spezzoni. Riccardo, il titolare mio amico gentilmente me li regalò e così li utilizzai per far tornire le boccoline che guidavano il perno di connessione da 1.5 mm. I manufatti erano piccoli capolavori, i perni scorrevano benissimo anche perché il mio amico tornitore aveva calcolato bene gli alloggiamenti e visto che le bussoline erano per uso strettamente personale provvide a creare sedi appna più generose, con minor attrito per l’alloggiamento del piccolissimo O-ring che rendeva stagno il movimento dinamico del piolino inox. Questa modifica dopo averla collaudata per mesi e pescate varie, verificato che il fucile non perdesse aria, fu traslata sui pneumatici che possedevo, anche su tutti gli SL Cressi Sub che tra l’altro avevano un passo metrico differente rispetto il Cyrano Mares. Anche la canna interna fu sottoposta a revisione, la feci ri anodizzare a spessore dal mio amico Bruno, oltre 20 micron e una volta misurato l’interno con strumenti di rilevazione professionali mi realizzarono a macchina un pistone calibrato e in polimero ad alto peso molecolare particolare (e dello stesso materiale anche una boccola di ammortizzo che risultò molto valida nell’attutire il rumore d’impatto): inutile dirvi che questo intervento contribuii a migliorare nettamente la prestazione balistica complessiva del Cyrano 110. Poi sostituimmo l’asta di serie con una tahitiana da 6.5 mm, ottenuta dalla freccia di un arbalete tagliata e filettata per poter avvitare il codolo, e usammo un calamento sottile di monofilo di nylon, 1.40 mm, diretto. A dir il vero Adriano mi feci provare dapprima una tahitiana da 6 mm, ma la trovai un po troppo leggera e delicata, facevo fatica a caricare il fucile, tendeva a flettere un po troppo quell’asta così esile, lo scorrisagola era troppo generoso nel diametro interno. Con la 6.5 mm riscontrai maggior equilibrio, e ottime prestazioni specialmente in termini di rapidità di tiro a medio lunga distanza. L’obiettivo prefissato era quello di alleggerire il Cyrano un po come assetto soprattutto in testata e poi c’era effettivamente la grande curiosità di sparare con una freccia sottile, visto che la 7 mm sul Cressi SL 95 la adoperavo con successo da quasi un decennio. Provammo anche a mettere in collegamento il serbatoio di alluminio con il naso di plastica: lasciammo il rinforzo interno ogiva come guida ma lo forammo tutto per permettere che un po di aria equilibrasse anche la punta. Un’operazione da “sprovveduti” ma devo ammettere che non ebbi mai un problema di perdita d’aria o peggio una lesione del “naso” in polimero e aprì la strada all’affusto troncoconico integrale in lega di alluminio negli anni immediatamente successivi (con il lancio sul mercato dello Skorpion Omer). Mi accorsi grazie a questa modifica dell’importanza del rapporto di compressione, la variazione di volume incideva sull’efficacia della performance: il Mares 110 era più facile da armare ma per ottenere un tiro velocissimo dovevo pre caricarlo un po di più. Per ottenere il miglior assetto, una mia fissazione da sempre dopo aver pescato con i leggeri arbalete, tra l’altro con l’aria che arrivava sino alla punta era migliorato il bilanciamento in acqua, misi una striscia di neoprene espanso incollata sotto l’ogiva, e il Cyrano 110 risultò perfetto, ancora più equilibrato in pesca. Il calciolo piccolo lo modificai con delle semplici strisce di materiale spugnoso galleggiante preso in un negozio che vendeva materiale di ricambio per ciclisti: feci un lieve appoggio per il pollice con dei pezzetti incollati alzando leggermente anche la presa manuale. Sotto il profilo estetico capitò un fatto curioso: al termine di una pescata mi accorsi che avevo leggermente graffiato il serbatoio esterno in alluminio. Ricoprii il serbatoio con un nastro adesivo che mi trovai nella borsa degli attrezzi, di colore rosso vivo. Sapevo che a poca profondità non si notava più questa tonalità e mi piacque l’estetica. Questo colore scelto per casualità divenne la mia passione come tinta quando scoprii in mare soprattutto nel confronto di certe specie ittiche che parvero molto meno spaventate anche quando ero scoperto e non appostato a regola d’arte (i dentici nel dettaglio). In seguito, quindi, procedetti anche a pitturare con vernice da modellismo anche l’impugnatura e la testata. Infine lo dotai di un mulinello innovativo personale, grazie all’apporto tecnico di Franco Gallini (il papà di Simone l’attuale titolare della Sigal Sub), il Manù, con telaio minimalista in acciaio inox, bobina a basso peso specifico e ad alta capacità di riempimento, sistema antiparrucche efficace che non alterava eccessivamente l’assetto neutro dei miei fucili. E anche le aste, sempre con l’apporto e il supporto di Franco furono presto dotate di coppie di alette lunghe “Dentì”, lamierino inox 0.7 mm e spalla a 90°, estremamente idrodinamiche nell’accoppiamento e fantastiche nella trattenuta di pesci.
Il Mares Cyrano 110 modified lo soprannominai “Bambino”: era nato un modellino di pneumatico carino e pestifero, molto monello, micidiale. Ricordo distintamente la prima volta che portai in mare il fiammante Cyrano 110 moddato, promontorio di Portofino, Liguria, con gli amici torinesi Claudio e Carmine del mio stesso circolo sub. Mi buttai dalla scogliera nel mare molto mosso, risaccona, e dopo pochi istanti il Bambino mise in sagola un bel dentice sui quattro kg, un colpo “esagerato” eseguito ruotando veloce l’arma da destra a sinistra ed effettuando il tiro al volo, d’istinto su bersaglio comparso all’improvviso nella schiuma. Un tiro difficile, in condizioni proibitive ma centrai in pieno il bersaglio sfuggente, mi trovai subito a mio agio con questo atttrezzo, livello di appagamento stratosferico! Da subito con il Bambino Mares conseguii un feeling incredibile, e provai un’enorme soddisfazione ad ogni tiro. Iniziò presto un periodo davvero clamoroso e con quell’arma presi pesci di ogni tipologia e grandezza. Carissimi, è proprio vero: quando ci si trova a proprio agio con un fucile, quando lo si sente il naturale prolungamento del braccio si resta affascinati, e si va a pesca con maggior sicurezza ed efficacia operativa.
